Crea sito

Raffaele Morelli: Lezioni Di Autostima

Raffaele Morelli

Raffaele Morelli è uno psichiatra, psicoterapeuta e scrittore italiano.

Raffaele Morelli

Tratto Dal Libro “Lezioni Di Autostima”

spesso siamo così totalmente identificati con la superficie delle cose da credere che la superficie sia la verità. Questo è un errore di prospettiva che ci porta lontano dalla via dell’autostima. Per questo, molte volte mi sono chiesto: “Possiamo continuare a vivere sotterrando totalmente la natura, i suoi cicli, i suoi ritmi, le sue leggi?”. Si insinua, tra le pieghe di un atteggiamento di questo tipo, una sensazione di violazione, di devianza, di pericolosità. Ma noi quasi sempre ci ostiniamo a credere di essere ciò che in realtà non siamo. In questa chiave le malattie – quando intervengono – non sono altro che confessioni dell’anima, tentativi del nostro Io più “profondo” di espellere le nostre inutilità, le nostre illusioni, le false credenze, la nostra finta personalità, i nostri inutili sforzi di comportarci in maniera non naturale. Certo: dare ascolto a questa Voce interiore e cedere al messaggio dei disagi è difficile, specialmente in una società che da sempre ci insegna ciò che dovremmo essere attraverso un apparato rigido fatto di imposizioni, di moralismi e di psicofarmaci. Eppure, più ci costringiamo alle regole, più per reazione cerchiamo di trasgredirle. Più credenze ci infiliamo nella testa, più aderiamo ai modelli, più diventiamo la noiosa fotocopia di noi stessi. In questo modo, dimentichiamo che noi siamo l’energia creativa dell’Universo. Anzi: noi siamo l’Universo. Quello che oggi siamo è in larga misura il parto dei mondi precedenti, ma se incominciamo a chiederci se stiamo crescendo bene i figli, se ci stiamo comportando in maniera socialmente corretta, se abbiamo un buon grado di riconoscibilità nella nostra cerchia di amici o sul posto di lavoro, finiremo per essere travolti da una babele di schemi e di “Sto veramente esprimendo il mio vero talento, la mia creatività?”. Il mio lavoro di psicoterapeuta mi ha insegnato che le persone creative non uccidono, non aggrediscono, non violentano. E soprattutto, non si coprono di corazze, non hanno bisogno di difendersi, non si abbarbicano a credenze né a regole di comportamento, non usano la società come pretesto per giustificare le loro azioni. Proviamo a scendere dentro noi stessi, cerchiamo dentro di noi il talento, svestiamoci delle sovrastrutture e degli abiti, concreti e mentali. Amiamoci per quello che siamo: un punto di luce nella Grande Danza.

Dilatare il presente

I l tempo è uno dei principali fattori di condizionamento della nostra vita: oggi tutti siamo calati in un mondo che corre, che ci trascina e spesso ci travolge lungo il suo cammino rivolto al futuro. La ricetta per non essere vittime di questa corsa convulsa sta proprio nell’imparare a rallentare: è sufficiente qualche minuto di riflessione per entrare in una zona di “non tempo”, collocata al di fuori dei modelli esistenziali preformati, lontano dagli orari del lavoro e dei riti governati dalla società. Questa collocazione in una sfera di “senza tempo” è già da sola terapeutica: si tratta di un’area amniotica che ritagliamo per noi stessi, uno spazio affettivo, ancestrale e privato, all’interno del quale passato e futuro non esistono più. È proprio con questo obiettivo che tutte le religioni suggeriscono la via della meditazione e della contemplazione, ma mentre la religione è un insieme di regole ci porta nella “piscina” del senza tempo: un “non luogo” in cui si realizza uno stato di pace totale, nel quale l’uomo e il cosmo si compenetrano in uno stato di benessere profondo. Calati nel “senza tempo”, comprendiamo che passato e futuro sono due sovrastrutture che non fanno più (o ancora) parte del nostro presente: il passato è una forma di attaccamento a uno schema intriso di ricordi, e ci riporta al dolore di ciò che è stato e non sarà più; il futuro, dal canto suo, produce l’ansia di quello che non è ancora, che potrebbe non avvenire o che, se anche avvenisse, potrebbe finire. Troppo spesso ci rammarichiamo di cose che abbiamo fatto ieri e temiamo per il fatto di non poterne fare altre che arriveranno domani; passato e futuro, ciascuno a proprio modo, diventano così fonti di malessere che ci distraggono dal nostro essere reale, dal nostro essere creature calate nel flusso di un eterno presente. Passato e futuro ci costringono ad accumulare rimpianti e aspettative che ci allontanano da quello che i latini chiamavano l’ hic et nunc , il qui e ora. Il “senza tempo” è uno stato di presente totale, eterno, indefinito, un unicum assorbente all’interno del quale godiamo di una percezione assente, non codificata di noi stessi e della realtà.

Per Approfondire

Ti potrebbe interessare anche...

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.