Luce sulle Ombre

PresepeTanto per fare un po di chiarezza…. vero o falso?

La storia del bambino Gesù nato povero e in una stalla.

La tradizione natalizia, insegnata dalla chiesa cattolica, vuole che in un certo periodo dell’anno, e precisamente nel mese di Dicembre, ci sia la ricorrenza di allestire nelle chiese, nelle nostre case, nelle piazze paesane e quant’altro, il cosiddetto presepe allo scopo di ricordare ai fedeli cristiani la nascita di Gesù Cristo il salvatore del mondo. Oltre alla messa in opera del presepe viene raccontato, sempre dalla chiesa cattolica, che Gesù sia nato povero e, non disponendo di denaro, Giuseppe e Maria sua madre a causa della loro indigenza dovettero far nascere Gesù in una stalla, dentro una mangiatoia riscaldato dall’alito di un bue e di un asinello.

La domanda che ci si pone ora è se gli eventi in questione siano andati proprio in questo modo, e per fare un po di chiarezza prendiamo in esame i vangeli ufficiali scritti nella bibbia e precisamente nel vangelo di Matteo e di Luca, gli unici che fanno accenno su gli svolgimenti riguardanti la nascita del Messia.

“Quando essi (i re magi) videro la stella, si rallegrarono di gran gioia. E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi, aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra.  Quindi, divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”. (vangelo di Matteo Capitolo 2 versi 10, 11, 12. La nuova Diodati revisione 1991)

“Così mentre erano la, (a Betlemme) giunse per lei (Maria) il tempo del parto. Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, e lo fasciò e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo…

…E questo vi servirà di segno: voi troverete un bambino fasciato coricato in una mangiatoia…

…Andarono quindi in fretta (i pastori) e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che giaceva in una mangiatoia. Dopo averlo visto, divulgarono quanto loro era stato detto a proposito di quel bambino”. (Vangelo di Luca Capitolo 2 versi 6, 7, 12, 16, 17. La nuova Diodati revisione 1991)

Per quanto riguarda la povertà di Gesù, da quanto emerge dai passi dei vangeli sopra descritti, si può notare che, arrivato il tempo del parto, Giuseppe condusse Maria in un albergo affinché  potesse dare  alla luce il bambino;  ma, non essendoci posto, non poterono trovarvi dimora. Appare ora chiaro che vennero respinti dall’albergatore non tanto perché non avevano soldi, ma in quanto molto probabilmente tutte le stanze di quell’albergo erano già al completo. Quindi si presume che Giuseppe avesse con se anche i soldi per poi, alla loro dipartita, poter pagare il conto all’albergante.

In secondo luogo viene detto che i re magi offrirono in dono al bambino oro, incenso e mirra. Immaginiamo ora dei re o sacerdoti, come si presume che fossero, che affrontando un lungo viaggio per adorare il futuro Re dei giudei, chi penserebbe mai logico che aprendo i loro tesori, da donare al Messia, offrissero una semplice spilla d’oro da balia o magari un semplice oggetto d’oro di quei tempi. A me personalmente sembra molto più logico, visto l’importanza dell’evento in questione e il fatto che essi fossero personaggi particolari, che il dono fatto in oro dovesse essere abbastanza sostanzioso. Come così l’incenso e la mirra, spezie in quei tempi reputate preziose e per pochi.

Riguardo che Gesù fosse poi nato all’interno di una stalla, e riscaldato da un bue e un asinello, nei vangeli non se ne trova di fatto alcun’accenno, ma viene invece detto, sempre in Matteo capitolo 2, che i re magi entrarono in una casa) e li vi trovarono il bambino adagiato in una mangiatoia.  (in quei tempi, molto probabilmente, era di uso comune che nelle proprie case venissero custoditi per la notte gli animali domestici)

Quindi, ricapitolando un po il tutto, di povertà, di stalle, bue e asinello, la bibbia non ne fa menzione alcuna. Rimane solo una cosa coerente con l’insegnamento della chiesa ufficiale, che Gesù di Nazaret sia stato in effetti adagiato in una mangiatoia.

Ma allora viene da chiedersi, perché il salvatore del mondo viene adagiato proprio in una mangiatoia? Non si poteva mettere il neonato da qualunque altra parte che non fosse una mangiatoia? A mio modesto parere viene da pensare che la mangiatoia abbia a che fare un oggetto simbolico intento a dirci  o rivelarci qualcosa di molto significativo, che diventa abbastanza chiaro se si prosegue la lettura dei vangeli stessi. Gesù, fattosi uomo, nei suoi discorsi riguardanti il regno dei cieli amava molto insegnare alle folle per mezzo di parabole e simboli, basti  pensare alla parabola del figliol prodigo o alla simbologia della perla preziosa, la dracma perduta, il pesce grande nella rete e così via, usati per descrivere il regno dei cieli non tanto alla mente razionale degli uditori, ma alla loro stessa anima capace di apprenderne il mistero celato non per via intellettuale, ma bensì per quella spirituale.

Gesù, nel vangelo di Giovanni, dichiara più volte di essere egli stesso il pane della vita, il pane disceso dal cielo, il pane che per la salvezza dal mondo bisogna che tutti mangino. E allora, quale migliore simbolo si può adattare meglio a questo bambino che appena venuto al mondo incomincia già a parlare di se attraverso una mangiatoia?

“Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno..” (Giovanni cap.6 ver.51)

“Chi ha orecchi per intendere intenda”

Corona

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